Con “FOREVER”, il nuovo album firmato dal pianista abruzzese Daniele Seconi e pubblicato da Cinemusicanova/Ideasuoni, ci troviamo davanti a un’opera che non si limita a essere una raccolta di composizioni: è un viaggio dentro il tempo, nella memoria, in quel territorio intimo dove le emozioni prendono forma attraverso il pianoforte.
Gli otto brani che compongono l’album sono stati scritti in un arco temporale molto ampio, quasi come se ognuno custodisse una stagione diversa della vita dell’autore. Ci sono composizioni nate oltre dieci anni fa — come Il lungo abbraccio, Chanson d’Hiver, Love Theme e Raccontami di te — e brani più recenti, frutto di una sensibilità maturata, affinata, sedimentata.
Il cuore pulsante del progetto è proprio “Forever”, il pezzo che dà il titolo all’album. Una composizione costruita in forma ABA’, dove il tema principale torna, identico ma trasformato, in una tonalità diversa. È un ritorno che non replica: evolve. Lo stesso avviene nella versione trascritta per violino e pianoforte, arricchita da un impianto formale più articolato (ABA’ B’A’’) che amplifica il carattere nostalgico e malinconico del brano.
La collaborazione con il violinista Luca Matani aggiunge un respiro più ampio, un timbro che rende la scrittura di Seconi ancora più evocativa, quasi cinematografica.
Ogni traccia dell’album attinge al linguaggio del classico contemporaneo, con melodie cantabili, linee arpeggiate che sostengono temi lirici, e un uso del pianoforte che non è mai mera esecuzione ma racconto. È il caso di Love Theme, autentica romanza dove il tema, morbido e luminoso, attraversa il brano come un filo rosso emotivo.
In Romantic Waltz, invece, il pianista esplora un valzer brillante e appassionato, dove la danza diventa un gioco di dinamiche, equilibrio ed eleganza.
Seconi — formatosi tra studi accademici, perfezionamento con maestri del calibro di Vincenzo Vitale, concerti in tutta Italia, incursioni nel jazz e collaborazioni trasversali — porta dentro “FOREVER” tutto il suo bagaglio tecnico ed espressivo. Ma soprattutto porta ciò che non si studia: la capacità di comunicare.
Il risultato è un album che sa essere intimo e universale allo stesso tempo.
Una collezione di storie senza parole, destinate a restare — inevitabilmente — forever.


