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Un dialogo con i NOLO sul significato profondo di Komorebi: la luce che attraversa le crepe, la sospensione prima della scelta, il contrasto tra delicatezza e durezza sonora e il legame familiare che tiene insieme la band, trasformando la fuga in un gesto identitario e consapevole.


INTERVISTA

Komorebi parla di luce che filtra anche nei momenti più bui: qual è stata, nella vostra vita di band, una “crepa” da cui è entrata luce quando tutto sembrava fermo?
Nell’ultimo anno ci siamo fermati a scrivere e a comporre. Volevamo trovare la nostra “voce” più vera, parlare di ciò di cui vogliamo parlare, suonare come vogliamo suonare. Se un anno si può considerare un muro, la scrittura è la piccola crepa da cui entra la luce, che illumina la stanza, dando senso al nostro trovarci qui in questo momento.

Nel brano i protagonisti si trovano sospesi tra paura e scelta: quanto vi riconoscete in quella sensazione di stare sul bordo prima di decidere chi volete diventare?
Ogni giorno camminiamo su quel bordo, anche se, ogni giorno, chi vogliamo diventare può cambiare: una mattina sogniamo di essere astronauti e la notte siamo marinai. Più che su un bordo, viviamo come piccoli acrobati sul filo e ogni movimento può farci cadere su una scelta o sull’altra. L’unica soluzione è non pensare al futuro, a ciò che vogliamo diventare, ma scegliere ogni volta ciò che ci rende noi stessi, totalmente irripetibili.

Il concetto giapponese di Komorebi è poetico e visivo: come avete trasformato questa immagine in suono, ritmo e atmosfera dentro la canzone?
Komorebi è un concetto estremamente delicato, non ci si può ragionare senza provare una sensazione di dolcezza con una punta di malinconia.
Nella fase di composizione abbiamo deciso di assecondare la morbidezza del concetto, costruendo melodie e armonie che la richiamassero. Il modo migliore di farla emergere, secondo noi, è stato costruire nell’arrangiamento dei contrasti, inserendo anche estremi più duri.

NOLO è più di una band, è una famiglia scelta: quanto questa dimensione affettiva ha influenzato il modo in cui raccontate l’amore e la fuga dalla città in questo singolo?
Essere parte di questa band influenza la nostra vita di tutti i giorni, viviamo insieme, e, se non ci vediamo, ci scriviamo sempre. Questo ti dà la percezione dell’amicizia e di come questa tocchi il nostro modo di fare musica. Per quanto riguarda la fuga, beh, noi siamo per 2/4 milanesi e per 2/4 marchigiani, nel nostro cuore misto c’è parte di sangue fuggiasco. Abbiamo chi ha lasciato casa per inseguire il sogno di fare musica nella vita e la canzone riporta anche questo: scappare per correre dietro a un futuro diverso, non per forza migliore o peggiore, solo diverso.