Speedy presenta il suo primo disco QUATTROMIGLIA, disponibile dal 7 novembre per Semplicemente Dischi e Marley 360. Anticipato da cinque singoli, l’album è il punto di arrivo di un percorso iniziato a gennaio con “Clochard“, la focus track del disco. L’album sarà presentato in alcune delle principali città italiane con il QUATTROMIGLIA TOUR, in partenza il 9 novembre.
QUATTROMIGLIA è un album intimo e sincero, che attraversa le emozioni e le contraddizioni della vita di provincia. Tra malinconie, speranze e ritmi quotidiani, Speedy dà voce a una generazione – la Gen Z – costantemente divisa fra trasformazioni interiori, rimpianti e speranze, con la sensazione che il mondo vada sempre un passo più veloce di loro.
Nuova voce dell’indie pop italiano, Speedy – ventitré anni e una scrittura in grado di unire autenticità e sensibilità – racconta la sua generazione attraverso le proprie esperienze, trasformando piccole scene quotidiane in immagini universali: “sta vita è una camicia bianca che sporchiamo di vino“. La focus track “Clochard” racchiude perfettamente lo spirito del disco: una ballad malinconica, dalle atmosfere elettroniche, in cui Speedy affronta le ferite lasciate da una relazione giunta al termine e la difficoltà di ritrovare sé stessi dopo aver dato tutto.
Il disco è un concept album dal sound indie pop moderno, con leggere influenze elettroniche, interamente dedicato al quartiere universitario di Rende, luogo dove vive e ha mosso i primi passi nella musica. Un omaggio al posto da cui tutto è iniziato, ma anche un modo per raccontare cosa significa crescere, sbagliare e continuare a cercare la propria strada.
- Il titolo dell’album, *Quattromiglia*, richiama un quartiere e un luogo (il quartiere universitario di Università della Calabria, Rende) che per te ha un significato particolare. Quanto ha influito quel luogo – sia come contesto che come ispirazione – nella scrittura e nell’atmosfera del disco?
Io ho sempre vissuto in un piccolo paesino in provincia di Cosenza, Sant’Agata di Esaro. L’essermi trasferito a Quattromiglia per studiare e per frequentare l’università mi ha fatto conoscere un sacco di persone e vivere numerose esperienze che sono diventate il motore dei miei testi e delle mie canzoni. Mi sono sempre sentito in debito con questo posto per per ciò che mi ha dato e ho provato a ricambiare il tutto dedicandogli il mio primo progetto discografico.
- Nella tua biografia e nelle note stampa leggi che un brano come Clochard è considerato la “focus track” dell’album: puoi raccontarci come è nato e perchè lo hai scelto come filo rosso o simbolo del progetto?
Ho scelto “Clochard” come simbolo del progetto per una frase in particolare contenuta nella prima strofa: “Anche stanotte non mi spiego come ogni cosa che ottengo poi mi scivoli via”. Il significato di questa frase lo si può riscontrare in chiavi differenti in tutti i pezzi dell’album e anche nell’artwork del disco fisico in cui nel fronte prendo il pullman e nel retro lo perdo.
- Le tue sonorità sono descritte come un’intersezione tra it‑pop, indie e sonorità generazionali, insieme a testi che parlano di vita “ordinaria” e “autentica” di ventenni. Qual è stata la sfida più grande nel tradurre emozioni, cambiamenti e contraddizioni della “gen Z” in canzoni che funzionassero anche sul piano musicale?
Io ho sempre vissuto le mie canzoni come una sorta di confessione profonda con me stesso. Scrivere è sempre stato un modo per far urlare le mie emozioni e per evitare che quest’ultime mi distruggessero. L’incontro con il mio produttore, Paolo Pasqua, ha fatto sì che l’intimità impenetrabile delle mie parole incontrasse un sound fresco e innovativo così da creare un’amalgama, secondo me, vincente, soprattutto in questo periodo storico.
- Hai anticipato l’album con cinque singoli e hai scelto poi di presentarlo con un evento‑format (“Edicola Speedy” alla Cascina UNICAL) che unisce ascolto, talk e socialità. Come hai pensato questo rapporto tra album, live, pubblico e contesto fisico/territoriale? E come vedi il rapporto tra la Calabria (le tue radici) e il percorso nazionale che ora stai intraprendendo?
Penso che, per quanto si possa lavorare sui social, il contatto fisico col pubblico sia la parte fondamentale di questo lavoro e penso che non si debba mai perdere. L’idea di “Edicola Speedy” nasce proprio da questa convinzione e l’idea di metterla in piedi proprio all’Università della Calabria, che è il luogo in cui ho passato e passo gran parte delle mie giornate, nasce dalla mia volontà di voler mantenere sempre saldo il rapporto con le mie origini, con i miei amici e con il mio pubblico iniziale, senza i quali non sarei dove sono oggi.
- Guardando avanti: avendo realizzato questo “punto di arrivo” con Quattromiglia, quali sono le prossime mete – sia come artista che come persona – che vorresti raggiungere? E c’è qualcosa che senti di aver lasciato intenzionalmente in sospeso nel disco per poterlo sviluppare nel prossimo progetto?
Sembra scontato, ma “Quattromiglia” per me è un punto di partenza vero e proprio. C’è ancora tanto da lavorare, sia dal punto di vista artistico e musicale sia da quello personale. Mi sono trovato catapultato in questo mondo in maniera molto repentina e devo ancora imparare a gestirmi e a gestire questa realtà, che per quanto sia ancora piccola, mi ha investito e ha cambiato parecchio il mio modo di vivere. Voglio lavorare su me stesso soprattutto da questo punto di vista per essere pronto ad affrontare le sfide più grandi che spero mi riserverà il futuro.


