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Sembra davvero che dischi come questo, come “Collezione di arretrati”, nascano in momenti di passaggio, quando alla vita si richiede trasformazione anche solo nel prendere una consapevolezza ferma e decisa. Il cambiamento penso sia un punto fermo nella vita di Adriano Meliffi in arte AdriaCo. Ecco questi suoi primi ufficiali quindici anni di appunti, tentativi, ferite e rivelazioni e li ricompone in un’unica traiettoria, come se ogni brano fosse un tassello rimasto a lungo in attesa. Un disco d’esordio dunque che non somiglia a una prima volta, sfoggia tantissima maturità anche e soprattutto nella produzione dei suoni e nel loro mix, una canzone pop d’autore che chiede accoglienza, abbandono e immersione. E non potevo aspettarmi altro dalle sue risposte… perché tutto qui sottende impegno e dedizione.

 

Esiste un momento in cui la vita confluisce nel disco? Per te… per il suono… per chi ci è finito dentro?

È una domanda complessa questa… Per me non esiste un momento singolo ma una costellazione di momenti. Ogni canzone, anche riascoltandola adesso, apre una finestra su un mondo di ricordi ed emozioni. Il momento in cui è stata ideata la melodia. Il momento in cui è stato scritto il testo. Vari momenti in cui la canzone si riaffaccia nel moo vissuto e acquista nuovi significati. E parlando di un disco come questo che ha avuto tempo per maturare, con canzoni scritte anche a distanza di tanto tempo, è un po’ come leggere una storia intera che si sviluppa su tanti anni. Poi ovviamente c’è il momento della registrazione, tutte le sessioni in cui l’idea si cristallizza e rimane impressa per sempre. Lì entrano in gioco anche tutte le altre persone coinvolte che danno i loro contributi sul suono finale, anche solo per il mood che avevano in quel preciso giorno. Alcune cose sono totalmente estemporanee e tutto confluisce nel disco.

 

Ti capita mai di rileggere le prime bozze del 2009 e riconoscere un’altra persona, o senti ancora quel ragazzo come una parte che non hai mai davvero smesso di essere?

La seconda. Dentro di me sono ancora il bambino che vede i pesci che escono dall’acquario di papà, l’adolescente arrabbiato in psicoterapia che parla in Cicatrici, l’universitario depresso di canzoni come Amati, il giovane musicista sognatore ventenne frustrato e angosciato per il futuro, il trentenne che fa un po’ pace con tutto questo. Vivono insieme in un unico luogo, dialogano, creano alleanze e a volte litigano. Non rinnego mai niente di ciò che è stato e ascoltare questo album e tutte le versioni embrionali delle canzoni è come rileggere un diario aperto che in fin dei conti racconta me e la mia storia. Ho cercato di esprimere tutto questo nel videoclip di Assedio.

 

“Dall’altra parte del mare” – Official Video

 

Che poi questa domanda ne chiama subito un’altra: esiste un prima e un dopo questo disco per te?

Sì esiste. È stato un percorso lunghissimo e faticoso, mi ha fatto mettere in gioco a livelli che non immaginavo. Ho iniziato a parlare di questo disco che non avevo nemmeno 30 anni, ora ne ho 35, c’è stata in mezzo una pandemia, il passaggio da studente a lavoratore, il rinnovo totale della squadra di musicisti, un trasferimento… Desideravo da tanto pubblicare canzoni come Cicatrici, Amati, Dall’altra parte del mare… ma mi sono reso conto una volta date in pasto al pubblico che sono parti molto preziose di me, mi ha fatto sentire esposto in un’epoca in cui anche il mancato commento o la mancata condivisione di un amico o collega sui social significano qualcosa. Poi questa produzione mi ha anche insegnato tanto l’equilibrio, tra ricerca e conservazione, tra timeline serrate e prendersi il proprio tempo, tra controllo e lasciar andare. Tutti traguardi di cui sto facendo tesoro anche nella mia vita quotidiana.

 

Di questa produzione? Di questo modo di concepire il suono e le sue stravaganze (pensando ai tre interludi anche)?

Non mi piace cercare la stravaganza per “distinguermi”, solitamente è un effetto collaterale mentre cerco di essere autentico. In questo disco abbiamo messo il contenuto al centro di tutto. Oggi le produzioni si basano quasi esclusivamente sulle reference, la prassi è che il cantautore va dal produttore, gli dice “voglio che il mio pezzo suoni come quello di ArtistaFamoso” e il produttore utilizza librerie per ricreare quel sound. Con Alessandro, Valerio ed Emanuele mi sono potuto concedere un approccio diverso. Come prima cosa ho scritto un documento in cui racconto la storia di ciascuna canzone. Loro lo hanno letto e poi abbiamo iniziato a lavorare partendo direttamente dalle mie vecchie demo. I campioni non vengono da librerie, li abbiamo costruiti noi registrando suoni, alcune percussioni le abbiamo fatte con ventilatori, termosifoni, borracce, Emanuele ha creato suoni di chitarra colpendo o sfregano le corde in modi assurdi e creativi. Insomma artigianato puro. Gli interludi poi sono nati dall’idea di legare tra loro alcune tracce che mi suonavano troppo diverse tra loro e sentivo il bisogno di “ponti”. È stato divertentissimo arrangiarli da solo, partendo da materiali registrati per il disco, riassemblati in modi diversi, spostando tonalità e accelerando e decelerandoli a piacimento. Al di là però degli aspetti tecnici c’è sempre l’emozione al centro di tutto. L’interludio chiamato “!” vuole comunicare l’urgenza di correre e stare al passo col tempo, che diventa sempre più veloce e caotico. Con “?” ho voluto sottolineare la difficoltà nel percepire il sostegno e l’affetto di chi ci sta accanto, vivendo totalmente immersi nel nostro mare di pensieri. “…” invece è una lenta trasformazione, sono ricordi che vengono riplasmati e cambiano sapore via via che entrano nuovi elementi. È stato un modo per mettere in musica sentimenti che permeano l’intero disco.

 

“Dire” – Official Video

Lo troviamo anche in CD, VINILE, Cassetta?

Wow, bellissima l’idea dell’audiocassetta, mi ricorda l’infanzia! Più concretamente, mi piacerebbe CD e vinile. Sono tempi un po’ tosti per questa cosa. Sono rimasto scottato con il mio precedente EP del 2017, stampato in 500 copie che pensavo ci mettessero nulla ad andare via, ma ora anche chi viene ai concerti e apprezza, difficilmente acquista perché spesso non hanno in casa i dispositivi per ascoltare. Risultato: 8 anni dopo ho ancora 200 invenduti (i “cumuli” di cui accenno in Dire. Per ora quindi Collezione è solo in digitale, ma non escludo sviluppi futuri. Molto dipenderà anche dalla risonanza che avrà l’album e dal budget che avrò.

 

Ascolta “Collezione di arretrati” on Spotify

https://open.spotify.com/intl-it/album/7y9WhNke4M6NH8DVU8NnA8?si=5zI30EXvS3OZllIrVKXT6w