Dal 7 novembre su tutte le piattaforme digitali
C’è un momento, nella vita di chiunque abbia provato almeno una volta a controllare tutto, in cui l’idea stessa del controllo comincia a sgretolarsi sotto il peso del suo stesso paradosso.
È quel momento in cui ti rendi conto che pianificare e gestire — tutte quelle parole che suonano rassicuranti nei manuali di crescita personale — sono, in realtà, solo versioni socialmente accettabili dell’ansia.
È lì che nasce “Lose Control”, la nuova traccia del Vinismo.
Non come gesto impulsivo o ribellione adolescenziale, ma come resa consapevole e un po’ rassegnata alla complessità del mondo.
Un brano che ti guarda dritto negli occhi e, invece di dirti “resisti”, ti sussurra qualcosa di più spiazzante: “lascia andare, che tanto non vincerai mai contro la gravità.”
Musicalmente, Lose Control vibra su un confine ambiguo: tra la voglia di fuggire e la necessità di restare, tra la spinta del beat e la quieta accettazione del dopo.
C’è una tensione elettrica che sale, poi si scioglie, poi ritorna — come se la canzone stessa stesse imparando, in tempo reale, a lasciarsi cadere senza sapere dove atterrerà.
Ma al centro, come sempre nel Vinismo, non c’è il caos fine a sé stesso.
C’è il tentativo (tenero e ostinato) di fidarsi di nuovo.
Di accettare che non tutti sono lì, pronti a colpirti alle spalle.
Che a volte le cose accadono — e basta — e che la vita, pur nella sua meccanica imperfetta, non ha bisogno del nostro consenso per continuare.
“Lose the control, touch faith”: non una frase fatta, ma una specie di micro-preghiera laica.
La fede, qui, non è quella delle chiese, ma quella dei giorni qualsiasi: quando ti fidi di qualcuno senza prove, quando rispondi a un messaggio anche se potresti ignorarlo, quando lasci che la musica faccia quello che la testa non riesce più a spiegare.
In Lose Control, si costruisce un piccolo atto di fiducia mascherato da canzone pop.
È come se dicesse: “guarda, non ho più certezze, ma ho ancora ritmo, e questo mi basta per ora.”
E dentro quel ritmo, dentro quella voce che si piega e risale, c’è qualcosa di profondamente umano: la resa come forma suprema di lucidità.
Perché perdere il controllo, oggi, è quasi un gesto politico.
Un atto di disobbedienza alla tirannia del tutto sotto controllo.
Una dichiarazione d’amore alla parte imprevedibile di noi stessi — quella che ancora crede, ingenuamente e ostinatamente, che mollare la presa non significhi cadere, ma imparare a fluttuare.
💿 Lose Control del Vinismo è disponibile dal 7 novembre su tutte le piattaforme digitali


