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Con il nuovo singolo “Devil With Angel Eyes” (uscito il 22 agosto 2025), i Riots tornano a scuotere la scena alternative italiana. La band marchigiana porta avanti un sound che mescola punk, post-punk, grunge, shoegaze e lampi metal, in un viaggio sonoro che riflette l’eterna lotta tra attrazione e repulsione, desiderio e dannazione.

Abbiamo intervistato i Riots per entrare dentro la genesi del brano e capire meglio la loro visione musicale e artistica.


Intervista ai Riots

Nel vostro brano parlate di tentazione e dannazione, ma anche di attrazione e repulsione: quando scrivete, partite più da un vissuto personale o da una visione universale che volete far diventare metafora?
Di solito partiamo con un macro argomento generale, un vissuto che chiunque può aver passato, e di conseguenza in cui ognuno può facilmente identificarsi. Ovviamente ciò che distingue l’arte dal semplice racconto, è l’esperienza personale e diretta dell’artista, che tramite la sua visione alternativa riesce a rielaborare e a fornire i dettagli che donano magia e realismo al testo.


“Devil With Angel Eyes” sembra muoversi su un filo sottile tra caos ed equilibrio: come trovate la giusta dose di rabbia, malinconia ed energia senza che uno di questi elementi sovrasti l’altro?
Nelle nostre canzoni, così come nella vita, c’è sempre il giusto equilibrio tra oscuro e luce, rabbia, sonorità acide e crude e speranza, voci sognanti riverberate, nostalgia e futuro distopico. È un processo che ci viene naturale e non possiamo spiegarlo, in quanto irrazionale e proveniente dalla parte più profonda e meno decifrabile di noi, ovvero l’inconscio.


Il vostro sound è un mix potente di punk, alt-rock, grunge e shoegaze: quanto conta per voi restare fedeli a un’attitudine ruvida e cruda e quanto invece cercate consapevolmente la sperimentazione sonora?
Il discorso è lo stesso della domanda precedente. Se c’è la necessità che la canzone in sala prove e in registrazione si traduca in qualcosa di viscerale e crudo, accadrà naturalmente. In base a ciò di cui vogliamo che parli il pezzo, scegliamo la sonorità che più in quel momento ci spinge e sembra naturale sul flusso di scrittura.

Avere un sound crudo non è qualcosa a cui ambiamo in maniera predefinita: nei prossimi singoli lo si potrà vedere meglio. Cerchiamo il giusto rapporto tra raffinatezza, poesia e distorsione. In fin dei conti anche la chitarra più distorta può diventare cornice di un sogno etereo. Per quanto riguarda il lato sperimentale, cerchiamo sempre di rinnovare il sound e non mantenerlo attaccato alla classica idea di rock. Sperimentiamo il più possibile, cercando di attenerci all’avere un timbro originale e riconoscibile.


Spesso descrivete i Riots non solo come una band, ma come emozioni, visioni, stati d’animo. Se doveste scegliere un’immagine o una scena cinematografica che rappresenta al meglio chi siete oggi, quale sarebbe?

  • Federico: La scena di Fight Club in cui il protagonista, Edward, scopre che Tyler Durden è il suo alter-ego: una metafora della presa di coscienza, della scoperta di ciò che è davvero insito nella tua natura, nel bene e nel male.

  • Andrea: Non ho un’immagine precisa, ma delle sensazioni. Caos, turbine, terra che si alza, il tutto in una caverna oscura illuminata da una luce al neon che scalda la scena. All’uscita, mi aspetta la calma più totale, un abbraccio evanescente che ti avvolge e ti porta via, leggerissimo.

Ascolta il brano qui

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