Nel secondo album, Christian Frosio sceglie di non addolcire nulla. Il Diavolo e l’Acqua Santa è un disco che prende posizione, critica media, consenso e omologazione. I brani sono diretti, a tratti spigolosi, e puntano dritti al punto. Non si tratta di provocazione, ma di una scrittura che parte da dentro per parlare del fuori. Il tono resta lucido, mai gridato. Musicalmente sobrio, ma con momenti che graffiano. È un lavoro personale che non cerca compromessi.
Hai scritto e arrangiato ogni brano dell’album. Quando capisci che un’idea è pronta per diventare canzone?
Premesso che in genere una canzone nasce in maniera abbastanza estemporanea attraverso una commistione di elementi di armonia melodia e testo, spesso è l’idea armonica su cui costruisco il tutto. Può tuttavia capitare di partire da altri elementi: è il caso di “Dimmi che c’è che non va” nata a partire da un’idea melodica o di “Un Mondo Che si Abbraccia” in cui nasce prima il testo e la musica arriva immediatamente dopo, per cui la canzone assume una struttura lineare abbastanza inusuale, con elementi che si presentano una sola volta durante il brano senza più ritornare.
Qual è il filo emotivo che unisce le storie raccontate nei nove brani?
Non c’è un unico filo emotivo perchè in questo disco ogni canzone ha un colore proprio pur appartenendo ad una stessa tavolozza. Soprattutto in questo lavoro ci sono canzoni a sfera intimista ma altre che guardano ad una dimensione sociale. Se vuoi è In queste ultime che si può trovare un filo emotivo, dettato dall’insopportazione verso quel comparto mediatico che attraverso una forte propaganda mira a formare un unico pensiero a cui aderire strettamente.
“Capirsi” è un dialogo tra passato e presente: quanto è stato difficile mettersi così a nudo?
Non è difficile quando, fin dal momento in cui inizi a scrivere canzoni, accetti le regole del gioco che sono quelle di mantenersi autentici e rispettare la verità in quello che si scrive. Questo è parte della mia estetica musicale, anche se a volte può spaventare. Nel caso di Capirsi può capitare, ed è capitato, di avere dei timori nell’abbandonarsi a questa nudità, ma ci rinsalda subito se si intende la fragilità come umanità e quindi elemento di forza in musica così come nella vita.
La title track è un inno alla creatività come salvezza. Per te è stato davvero così?
Si e non sono parole gratuite. “Il Diavolo e L’Acqua Santa” è li a testimoniarlo. Nella canzone racconto né più né meno di questo ritrovarsi nell’elemento creativo e quindi nella musica, che è per me elemento salvifico. La canzone è autoreferenziale in questo, parlando essa stessa della sua stessa nascita.
C’è una frase del disco che senti particolarmente tua in questo momento?
“Manifestare con il visto del mio capo del consiglio”. Siamo una società che ha perso la capacità di promuovere reali forme di cambiamento e che aderisce in massa agli slogan promossi dai media e dalla politica. Slogan che spesso sono falsamente progressisti e in cui ci si infila cogliendo subito l’occasione per farsi lustro. Oggi vedo intorno molti reazionari che si credono rivoluzionari, ma che in realtà sono una promulgazione di quello stesso sistema che pretendono di combattere. Il bello, e lo dico in maniera tragica, è che non se ne rendono nemmeno conto.


