“Ci Siamo Fatti Male”
si presenta come un’autentica e cruda confessione di un amore giunto al suo epilogo, lasciando dietro di sé non solo il ricordo di un idillio iniziale, ma soprattutto la cicatrice viva della sofferenza. Il brano dipinge con pennellate intense la parabola discendente di una relazione, partendo dalla spensierata euforia dei primi momenti, quel periodo “tutto rose e fiori” che illude e promette un futuro radioso. Ben presto, però, questa promessa si sgretola, lasciando spazio a un paesaggio desolato fatto di “dolore, disprezzo, cenere”.La narrazione si concentra sul sentimento agrodolce che attanaglia i protagonisti, due giovani che si porteranno dentro il ricordo dell’altro come un vuoto incolmabile. Questa mancanza, tuttavia, non è un desiderio nostalgico di un bene perduto, bensì la pesante eco di un “ci siamo fatti male” reciproco. La consapevolezza che la separazione, seppur dolorosa, rappresenti una condizione di relativo benessere rispetto al tormento vissuto insieme, non attenua il senso di “peccato”, quasi di “dispiacere” per un amore naufragato. Questa sensazione ambivalente suggerisce una possibile prigione emotiva, una dipendenza tossica che rende difficile recidere completamente il legame, anche quando questo si rivela dannoso.Il testo si addentra nei meandri della memoria del protagonista maschile, colui che sembra portare il peso maggiore della rottura. Affiorano i ricordi delle sfide affrontate, delle battaglie combattute nel tentativo di salvare una relazione forse intrinsecamente fragile, “quasi impossibile”. Rivivono le notti insonni, le lacrime versate per la mancanza, un’assenza che si fa sentire come un’ombra costante.
Il ricordo delle “promesse fatte” aggiunge un ulteriore strato di amarezza. Queste parole, un tempo cariche di speranza e di un futuro condiviso, ora risuonano come vuote formule, “le solite non mantenute”. Il brano si configura così come un’eco profonda per chi ha vissuto simili naufragi sentimentali, un nuovo capitolo nella lunga e dolorosa storia degli amori finiti male.

Tegra NoCap
ANGELO INTERMITE, in arte TEGRA NOCAP, è un artista rap nato a Taranto nel 1999. La passione per la scrittura rap lo anima fin dall’età di sedici anni, un periodo in cui, frenato dalla timidezza e da limitazioni economiche che gli impedivano l’accesso agli studi di registrazione, preferiva non esporsi pubblicamente, pur coltivando il suo sogno.
La sua attività musicale decolla durante il lockdown, periodo in cui partecipa a un concorso canoro a Locorotondo. In quell’occasione, la sua performance viene valutata da Francesco Ciccotti, attuale manager di Irama, e si aggiudica un promettente secondo posto. Questo risultato rappresenta una svolta, infondendogli la consapevolezza del proprio potenziale e la spinta a perseguire obiettivi sempre più ambiziosi.
Da allora, TEGRA NOCAP ha pubblicato numerosi singoli e collaborazioni, accompagnati da videoclip musicali disponibili su YouTube. Animato da una forte determinazione e dal desiderio di esprimersi al meglio, il suo nome d’arte riflette un aneddoto legato al suo passato calcistico. Durante le partite, le sue abilità venivano paragonate a quelle del calciatore gallese Gareth Bale, tanto da essere soprannominato “Gareth”. A questa affinità calcistica si aggiunge la sua ammirazione per la tigre, un animale in cui TEGRA NOCAP si riconosce profondamente. Da questa combinazione di ispirazioni nasce il nome “TEGRA”, originariamente “TEGRA DI TARAS T.D.T (Tigre di Taranto)”, poi evoluto in “TEGRA NOCAP” per acquisire un impatto più deciso e distintivo.Oggi, TEGRA NOCAP punta a raggiungere traguardi significativi nel panorama musicale, forte di un talento versatile che spazia dal gangstar mood al sad mood, dalla drill al rap più crudo, fino alla trap melodica e ad altre sonorità. Pronto a presentarsi con la sua poliedricità, TEGRA NOCAP è determinato a lasciare il segno nel mercato musicale.


