Oltre alle palestre e ai ristoranti, con il nuovo Dpcm anti Covid il governo ha deciso di chiudere il settore dello spettacolo che va dai concerti alle rappresentazioni teatrali. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa per presentare le misure ha detto di esserne consapevole e che il governo interverrà anche per loro: «ci sarà una misura una tantum e una mensilità del Reddito di emergenza». Già martedì il decreto sarà in Gazzetta ufficiale. Per i sindacati «Sono solo parole».

«La situazione dei lavoratori dello spettacolo è gravissima e adesso sarà anche peggio» dice Manuela Bizi, sindacalista del Sindacato lavoratori della comunicazione della Cgil. Senza essere mai state contattate dall’esecutivo, le sigle si preparano a scendere in piazza il 30 ottobre. La manifestazione era già in preparazione, ma adesso co la nuova chiusura, ha un motivo in più: «I lavoratori non hanno avuto le indennità di agosto, si è aperta la domanda solo ieri, e molti non hanno avuto risposta per quelle di marzo, aprile e maggio. Adesso si aggiunge la chiusura. Quelle di Conte per ora sono solo parole».

IL NUOVO DECRETO

Sabato mattina è arrivata la notizia della firma nella notte del nuovo decreto con le misure anti-Covid, il testo ha deciso che dal 26 ottobre verranno chiusi cinema e teatri e vietati i concerti. Il sindacato descrive la mossa come l’ennesimo colpo su un settore che stenta a riprendersi dal lockdown di marzo, nonostante i vari decreti successivi abbiano permesso una riapertura dal 15 giugno. «Con la nuova sospensione c’è assoluta necessità che si trovino i  fondi per far fronte alla chiusura e si venga incontro a quei lavoratori che attualmente hanno solo le in indennità»

Con il ministero dei Beni culturali, dice Bizi, «finora non abbiamo mai avuto modo di confrontarci, ma è urgente un tavolo governativo che metta insieme lavoratori e parti datoriali».

Gli interventi messi in campo dal governo sono stati insufficienti: «Attori e lavoratori dello spettacolo, come i service e chi lavora dietro le quinte, sono tutti fermi, il Governo finora – dice Bizi – si è occupato di sostenere soltanto le grandi imprese, i lavoratori non hanno ancora percepito le indennità promesse».

Per questo i sindacati chiedono un tavolo: «La verità è che il settore sarà in sofferenza almeno fino al 2021». Se fino a due settimane fa i sindacati chiedevano di gestire delle riaperture che dessero più spazio per il pubblico, adesso chiedono un piano di indennizzi che sia serio e prolungato nel tempo, non una tantum: «Non sottovaluto il problema grave, queste chiusure saranno certamente motivate da un problema sanitario». Ma la decisione di chiudere «deve tenere conto che le conseguenze si abbatteranno sulle grandi imprese e le piccole, infine sui lavoratori». Ed è per queste ultime due categorie che i sindacati sono in allarme.

«Si rischia di dargli un colpo mortale». Finora «il governo non ha affrontato il problema com’era».

A inizio ottobre l’associazione Bauli in piazza ha già organizzato un evento manifestazione per chiedere al più presto di intervenire per tutti i lavoratori che operano dietro le quinte. Maurizio Cappellini dei Bauli in piazza dice che la situazione resta grave per com’era: «Per quanto riguarda noi degli eventi e dei concerti non cambia molto, c’è stata un’ulteriore stretta riguarda di più i cinema i teatri, ma noi non eravamo potuti ripartire neanche prima». Il problema per i 570 mila lavoratori coinvolti «resta come prima».

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